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Quando è nata mia figlia tutto in me è cambiato, in maniera irreversibile, non so bene come spiegare, ma quello che ero prima, strideva con quello che ero diventata. Indossavo gonne gipsy, jeans a zampa e camicette etniche, ma quel modo di vestire non  mi rispecchiava più. Così quando ho dovuto decidere come vestirmi e come adattarmi a quella nuova me stessa ho guardato indietro. Mia madre vestiva in modo semplice, ordinato, l’unico vezzo che si concedeva erano le collane di pietre colorate, che abbinava all’abito che indossava.

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Ho una sua vecchia foto in cui lei è bellissima, indossa un tailleur stile Chanel, con il collo e le maniche bordate di pelliccia, ha una graziosa borsa nera, le decolté in tinta e nella mano sinistra tiene con noncuranza un paio di guanti. Ecco sono ripartita da lì.

Del resto i vestiti mi sono sempre piaciuti moltissimo, non la moda, i vestiti  . Mi è sempre piaciuto “smontarli” e “rimontarli” in maniera diversa rispetto al modello originario, come faceva mia madre, lei ogni volta che si comperava un abito, poi lo doveva modificare, e a volte passavano settimane prima che il capo si potesse dire finito e pronto per essere indossato. Era molto pignola: accorciava, stringeva, aggiungeva pizzi,  sostituiva bottoni fino a che il vestito non diventava perfetto.

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Sono cresciuta con i suoi racconti di quando era ragazza, e lei e mia nonna  si confezionavano i vestiti con le stoffe che vendeva mio nonno. Quello che preferivo in assoluto era il resoconto di come era stato confezionato il suo vestito da sposa (che poi ho riadattato e usato per il mio matrimonio), realizzato nel laboratorio di una sarta e poi decorato a mano con fiori di perline bianche e nere.

Adesso che lei se n’è andata mi accorgo che ho assimilato questo suo modo di essere, quella sua pignoleria nell’adattare un vestito fino a che non calza a pennello, scucendo e ricucendo fino a farlo diventare perfetto.  La mia passione per l’abbigliamento etnico è circoscritto alle collane e alle borsette e quella meravigliosa foto che conservo di mia madre mi spinge sempre a buttare un occhio ammirato a piccoli oggetti di stile vintage.

Questo è quello che voglio raccontare nel mio blog.

Sabrina

When my daughter was born everything in me has changed, irreversibly, I do not know how to explain, but what I was before, clashed with what I had become. I was wearing gypsy skirts, flared jeans and blouses ethnic, but that style of dress I reflected more. So when I had to decide what to wear and how to adapt to the new one myself, I looked back. My mother was dressed in a simple, uncluttered, the only quirk was that he allowed the necklaces of colored stones, which matched the dress she wore. I have an old photo in which she is beautiful, wearing a Chanel suit style, with the neck and sleeves edged with fur, has a nice black bag, the cleavage in the same color and in the left hand holding a pair of gloves carelessly. Here are distributed from there.

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After all the clothes I have always loved them, not the fashion, clothes. I always liked to “dismantle” and “reassemble” in a different way than the original model, as did my mother, she every time you bought a dress, then had to change, and sometimes weeks passed before the boss could say finished and ready to be worn. He was very fussy: shortened, tightened, added lace, buttons replaced until the dress did not become perfect.

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I grew up with his stories of when she was a girl, and she and my grandmother sewed clothes with fabrics that sold my grandfather. What I preferred by far was the account of how he had been packed his wedding dress (which I then adapted and used for my wedding), made in the laboratory of a seamstress and then hand decorated with beaded flowers black and white.

Now that she’s gone I realize that I assimilated this way of being, that his fussiness in adapting to a dress that does not fit, unstitching and sewing up until it becomes perfect. My passion for ethnic clothing is limited to necklaces and handbags, and this wonderful picture I have of my mother pushes me to keep an eye admired small items of vintage style.

This is what I want to tell you in my blog.

Sabrina